domenica 15 marzo 2009

Made in Italy

Negli anni del boom economico la Democrazia Cristiana dava una scarpa e dopo il voto l'altra.
Negli anni yuppie della Milano da bere il Partito Socialista dava una sola - suola in meneghin - e dopo il voto un'altra.
Negli anni di crisi del Partito delle Liberalita', Forza Taglia da' uno zoccolo e dopo il voto l'altro, al Governo. 
Ecco il perche' dello stivale d'Italia. 
Made in Italy erano anche i vitelloni nostrani, oggi un deputato leghista afferma che al nord e' triplicato l'uso di Viagra colpa del troppo lavoro e delle tasse, ma come non ce l'avevano duro? 
Da piccola mi svegliavo alla domenica mattina al grido de Il Resto del Carlino, domandandomi per anni chi fosse codesto Carlino festivo in credito perenne. 
E la storia si ripete quale eco, nell'era di Internet il denaro e' virtuale, infatti il Presidente del Consiglio dichiara che i soldi dei provvedimenti anti crisi sono realissimi. 
Mi sono fidanzata con un italiano purosangue, cattocomunista, clerico-fascista, pre-revisionista, post-futurista.
Il guaio e' che quando gli dico amore e' arrivata la primavera, e' ora di togliere le ragnatele, mi risponde che non esistono piu' le mezze stagioni. 


sabato 14 marzo 2009

Esterno sera

- Serva vostra, Signore. - 
- Perdonate il mio imbarazzo, mai prima d'ora vidi una donna cocchiere. -
- E' cio' che resta del mio povero marito, oltre a due bocche da sfamare, ove posso accompagnarvi? - 



- Alla Pergola d'oro. - 
- Siam giunti, Signore. - 
- Signora, se posso osare, detesto cenar solo, vi supplico di grazia concedetemi l'onore di invitarvi alla mia tavola. - 
- Serva vostra, Signore, giacche' siete un gentiluomo, acconsento. - 
- Vi ringrazio per la squisita compagnia, e vi sarei grato se voleste accompagnarmi sino alla mia dimora. -
- Serva vostra, Signore. - 
- Signora, perdonate il mio ardire, bramerei farvi assaporare il delizioso nettare delle mie vigne. -
- Serva vostra, Signore, servitemi e servitevi pure a vostro piacimento. -

giovedì 12 marzo 2009

Interno sera

Una stanza, camino acceso, quadri alle pareti, la libreria, musica di sottofondo. 
Lui legge. 
Lei scrive. 
In silenzio, ogni tanto si scambiano un sorriso. 
Lui si alza a preparare il the. 
Le porge la bevanda fumante zuccherata, sa da tempo quanta dolcezza metterci. 
Lei gli legge una pagina, resta in attesa. 
Lui annuisce, accendendosi la pipa. 
Lei riprende a scrivere. 
Lui a leggere. 
Bussare sommesso, entra il loro figliolo. 
Chiede consiglio, ricerca memoria, il padre lo guida sulla strada maestra, la madre l'accoglie in tenerezza e saggezza. 
Il figlio esce a vivere i suoi anni ribelli. 
Si guardano, lei gli si avvicina, raggomitolata sul tappeto, appoggia il capo sulle sue ginocchia. 
Lui le accarezza i capelli. 
Si prendono per mano e si coricano. 
Lui con la testa nel suo grembo, le narra la storia serale. 
Lei gli accarezza i capelli. 
Il sonno li coglie cosi', eterni amanti.

Attenti agli orsi!

Quando si dice il destino scritto nel nome. 
Dal letargo si risveglia un orso e promulga una legge sulla caccia. 
Ed io - orso bruno di mio venature rosse di nome e di fatto - gia' m'immagino il bucolico scenario.
Dichiarata aperta la caccia agli uccelli, si svuotano le aule non solo scolastiche ma anche parlamentari e i luoghi di culto. 
S'inizia la stagione della caccia alle volpi, e si scopre che in Italia e' razza estinta dovendosi accontentare solo degli allocchi. 
Scarseggiando gli animali esca per la caccia, si propone il comitato di vigilanza della Rai. 
Al telegiornale l'intervista al figlio adolescente di Borghezio: 
- perdonami babbo t'avevo scambiato per un cinghiale... - 
A seguire servizio inchiesta sull'immigrazione clandestina, una bambina romena rivolgendosi alle passeggiatrici delle ronde in collo di lapin: 
- anche la mia mamma aveva una pellaccia ora non piu'. - 
Urge emendamento che vieti l'imbalsamazione del presidente del consiglio. 
Piu' volatili per tutti.

lunedì 9 marzo 2009

Mitile ignoto

Hai le tue cose? 
Si', e anche le tue 
Quel noi che poi e' solo l'eco d'un io 
No, non ho scritto dio 
Ebbro di folla, tieniti 
Fumati ciccati cliccati 
Nettuno nessun tridente 
Perdente su letto di rena 
Di reni sull'arenile 
Valva d'ostrica ostica 
Tu sordo io muta.


domenica 8 marzo 2009

Otto marzo extracomunitario

Sto cercando le parole per descrivere questo otto marzo nell'anno di disgrazia 2009. 
Quarant'anni consapevoli di retorica, battaglie, fumo e aria fritta sulle donne, mimose impollinate, impallinate. 
L'otto marzo nasce dall'assassinio capitalista di lavoratrici in un opificio.
Ritorno alle origini. 
Due secoli dopo, l'Unione Europea preme per la parita' delle donne sull'eta' pensionabile, con l'avallo di due ministri italiani a cui non par vero d'indossare il preservativo parafulmine comunitario per risparmiare sulle pensioni. 
Da destituire alla Corte dell'Aja come spacciatori di finti diritti. 
Perche' in Italia le donne non hanno le medesime garanzie e tutela di altri paesi europei, scarseggiano i servizi per l'infanzia e per gli anziani, gli stipendi dei lavoratori al di la' del genere sono inferiori rispetto alla media europea, mancano ammortizzatori sociali se non sottoforma di pelose elemosine. 
Le donne - a meno che non siano donne in carriera benestanti - non sono affatto soddisfatte di raggiungere la parita' maschile sull'eta' pensionabile. 
Dopo una vita di lavoro e di cura famigliare assistenziale - che significa di fatto doppio lavoro - sono penalizzate proprio in quanto donne, poiche' gravidanza, parto, allattamento, governo della casa, dei figli, del coniuge, degli infermi, comporta un'usura psicofisica che nessun uomo subisce, nemmeno un muratore a cottimo extracomunitario. 
Per cui mi dichiaro donna extracomunitaria. 
Non mi riconosco cittadina appartenente alla Comunita' Europea, e non delego alcun ministro a parlare in mia vece sui diritti delle donne, finche' non viene riconosciuto il tempo di lavoro e di cura sociale, con relativa retribuzione e maturazione degli anni lavorati pensionabili, come avviene altresi' per chi presta servizio militare o compie studi universitari. 
Dovere universale verso le donne, categoria di lavoratrici sempre di gavetta, in prima linea, laureate all'universita' della vita. 

Donne di fabbrica 
Ho dato la vita per imparare a vivere. 
Ora che ho organizzato tutto 
ora che so mettere in ordine 
ora che so controllare i miei impulsi sessuali 
ora che so tirar su famiglia 
ora che so come farmi sfruttare 
ora che so lavorare come vogliono 
ora che ho imparato a essere piu' vicina al nudo silenzio 
la mia vita e' quasi finita. 
(Sandra Hochmann, Inghilterra 1975)

sabato 7 marzo 2009

Bassa finanza

Non so nulla di alta finanza, e nemmeno la comprendo.
Appartengo alla categoria degli sprovveduti, perche' si dovrebbe essere commercialisti, avvocati, bancari, per capire qualcosa in Italia, e sicuramente la televisione non aiuta in tal senso, anzi diseduca. 
Poniamo che la gente si rompesse davvero le scatole di cotanta melma, topi e scarafaggi e ripulisse la cloaca, credete che apprezzerebbe il lavoro di spurgo o rimpiangerebbe l'eau de fogne, nella quale alla fine sguazzava nel proprio microcosmo? 
L'italiano medio darebbe la colpa al Berlusconi di turno, ma mai metterebbe in discussione la sua tolleranza verso usi e abusi, finche' non succede a lui stesso di cadere dentro la fossa biologica. 
Un borghese piccolo piccolo, che non cambia se vota Forza Italia o Partito Democratico, che cresce i figli ad immagine e somiglianza, sino al bilancio finale, in passivo data la crisi, e che al posto della casetta agognata lascera' in eredita' alla prole il suo essere 'pistola'. 
Medesima sorte del proletario, gia' fregato in partenza e nemmeno al traguardo. 
Con la differenza che invece d'aver sognato sul culo delle veline, ha dormito sulle tette della portinaia.

venerdì 6 marzo 2009

Non sulle palle delle donne

Da ragazza degli anni settanta, ricordo le letture giovanili femministe, quel genere di scrittura femminile, penne all'arrabbiata, ironiche e sardoniche, dai titoli agrodolci: La pelle e il cuore o Baciami stupido. 
Oggi - a distanza di quarant'anni - mi domando cosa sia cambiato da allora, in me, nelle donne, e per le nostre figlie. 
Quarant'anni fa credevo nell'emancipazione, nella parita' tra i sessi, nell'essere compagni tra uomo e donna. 
Non ho mai avuto problemi di ruolo in coppia, la suddivisione dei compiti garantiva un menage famigliare sostenibile. 
Ho sempre lavorato, nonostante fossi madre, riservandomi spazi personali per me stessa e col mio compagno. 
Ho imparato che in amore puoi essere donna, geisha e regina, femmina e maschio. 
Ho compreso che l'orgoglio uccide piu' della spada, eutanasia di un amore. 
Ho capito che il sesso e' il punto d'incontro, d'unione tra due anime, cervelli, cuori, organi, senza il quale la musica e' stonata, e vale piu' d'un pantalone stirato. 
Pelle e cuore e baciami stupido, sono stati gli aromi pepati e piccanti delle mie torte salate - guerre di genere; miele, sidro e tabacco da pipa per i dolci - grolle e calumet della pace. 
Come in battaglia navale, non sulla pelle delle donne, slogan degli anni settanta, fu obiettivo colpito e affondato, o perlomeno non sulla mia. 
Oggi il maschilismo si esercita sulle palle delle donne. 
Perche' le donne odierne hanno le palle, virtuali s'intende ma reali per quanto riguarda la gestione della loro vita, dei figli, dei problemi quotidiani, della relazione con l'altro sesso. 
Sono spesso le donne a reggere le redini di una famiglia, sul lavoro, nel Paese, poiche' la politica del buon governo e' innata nella cellula primordiale femminile, evoluta in secoli di pazienza, saggezza, tenerezza, ribellione. 
E il potere delle donne e' insito in quella differenza sessuale che e' pari al cilindro del prestigiatore, dal quale puo' uscire di tutto, nel mistero piu' assoluto della creazione, d'accoglienza o repulsione. 
La vagina e' rivoluzionaria. 
Difatti, mentre l'organo sessuale maschile e' primitivo, gutturale e sordomuto, la vagina s'esprime e comunica persino con l'oltre, in essa si forma la vita e da' luce, nel supremo atto di creazione. 
Gli uomini sublimano con arti varie, dipingendo, scrivendo, producendo, mai pero' potranno conoscere l'atavico potere pluriorgasmico di partorire una nuova vita. 
Resi timorosi dalla deflagrazione metafisica femminina, incontrollabile, tentano da secoli di circoscriverla, reprimerla, opprimerla, cercando il punto di disinnesco che per sua intrinseca natura, piu' provano a titillarla e piu' esplode a grappolo. 
Come dire, dall'opera omnia della fecondazione all'alfabeto degli analfabeti, rimandando alle voci: bomba H punto G fattore K. 
Sulle palle delle donne, i media, i politici, i religiosi tambureggiano a iosa. 
In nome della donna, s'invocano anatemi, ronde antistupro, leggi, su temi prettamente di genere, chirurgia estetica, aborto, fecondazione assistita, eta' pensionabile. 
In un circo mediatico in cui nani, ballerine, acrobati d'arrampicata sugli specchi - e donne cannone fumate - eiaculano sul telo del tendone balle sulle donne. 
Quali pappagalli sul trespolo, trapezisti da coazione a ripetere, sopra figa e sfiga. 
Nel frattempo, simili a tondi nasi posticci di pagliacci, lievitano le palle. 
Scimmiette ammaestrate, indomite feline, elefantesse montacarichi, ogni uomo ha la sua icona di donna ideale, animale. 
Specularmente ciascuna donna vede nell'uomo un cammello, un rettile, il nano Bagonghi. 
Solo l'amore trasforma il leone in una gazzella. 
Se gli uomini si riprendessero le palle, le donne sarebbero leggere, libere di volare. 
Levitando, senza rete.

martedì 3 marzo 2009

Cronicario

Oggi scioperano i giornalisti dell'Unita'. 
Pare che Soru non voglia ricapitalizzare, il che significherebbe il fallimento in breve tempo, nonostante il recente cambio d'immagine del quotidiano di partito. 
Piu' sofa' per tutti. 
La notte da magica al veleno tra Inter e Roma, dice la sua pure la Vecchia Signora, non si puo' giustificare l'ingiustificabile. 
Le statali al lavoro fino a sessantacinque anni, tanto per dar lavoro ai giovani, i precari son sempre piu' precari e i rincoglioniti piu' rincoglioniti. 
Garante il ministro Brunetta. 
Berlusconi candida un ex portiere e Franceschini un ex portinaio. 
Vespa continua a suonare il campanello a Porta a porta.
Campanellino dice che te la canti e te la suoni. 

lunedì 2 marzo 2009

Meno tette per tutte!

Finalmente il nostro Parlamento legifera. 
No, non sulla crisi economica, non sul sussidio ai disoccupati, non sul crollo delle borse - sebbene siamo sempre in tema ghiandolare - ma sulla chirurgia estetica, infatti vengono vietate le protesi al seno per le minori di diciott'anni. 
Trattasi, pare, del problema piu' pressante nel Paese, difatti e' notorio che una precaria o una cassintegrata hanno i soldi per pagarsi il silicone. 
Cosi' come chi e' genitore sa che per un qualunque intervento medico sui minori - fosse pure un'otturazione dentaria – occorre a prescindere l'autorizzazione del tutore, ossia la firma. 
Invece di preoccuparsi di tetti - per gli sfrattati dalle banche causa insolvenza delle rate di mutuo - ci si occupa di tette. 
Giustamente, poiche' ancora la collettivita' non si fa carico dei traumi fisici e psicologici derivanti dall'innesto di gelatina dalla prima alla quarta. Senza poi calcolare il danno esistenziale da retromarcia e folle. 
L'informazione pubblica - la vita in diretta - ci sensibilizza invece sulla scottante questione sociale a cui la maggior parte degli italiani risulta ignava, perche' come dichiarato dalle intervistate famose, una taglia maggiorata di seno aiuta, ma va regolamentata - come le spalline del reggiseno, e il provvedimento d'urgenza ci viene motivato da un sottosegretario donna da copertina di Vogue. 
Ma siccome siamo in un paese democratico e pluralista, alle fanciulle piu' povere e comunque arriviste e' concesso fumar sigari, Clinton docet.