domenica 15 novembre 2009

L'ordine segreto

Il nostro segreto 
e' voce abbassata 
d'un tono 
a sussurrarci l'amore 
e' sonora risata monella 
dopo aver fatto all'amore 
e' una spinta carezza 
il chiodo che regge 
la tela la trama 
d'una storia inenarrata.






Il nostro segreto 
scivola lungo 
le gambe poi 
risale e geme 
e' desio esaudito 
muto rivelato 
e' l'orgoglio 
d'un dire 
d'amarci. 

- In ogni caos c'e' un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto. - 
(Carl Gustav Jung)

Io non ho fatto niente!

E' l'incipit della vita mia. 
Comincio' all'asilo dalle suore, a cinque anni, odio le suore ipocrite e non cristiane, che aprivano la sala giochi solo una volta all'anno, per la foto da dare ai genitori; quel ben di Dio di giocattoli, pupazzi, il telefono, che come ET avrei chiamato casa, per dire portami via. 
Il primo giorno d'asilo non volevo stare, allora la pedagogia famigliare funzionava cosi', una sberla e muta. 
Le suore ci portavano una volta alla settimana a vedere i filmini dei santi, ma come le scimmie tiravano i capelli, ed io facevo finta di dormire trattenendo il respiro, affinche' non s'accorgessero di me. 
Ce n'era una particolarmente cattiva, baffuta e cicciona, una virago in tonaca che ogni spillo che conficcavo in una spugna per comporre un disegno, l'avrei conficcato in quel flaccido culone, quale rito wodoo. 
Per un anno feci lo sciopero della parola e la protesta del silenzio, gia' ribelle a modo mio. 
Altre sberle le pigliai perche' non volevo portare le ciabatte a mio padre di ritorno a casa, e mica ero un cane, comunque avevo ragione io. 
E le ultime a sedici anni, causa rientri tardivi notturni, non stavo a fare nulla di male e neppure a drogarmi, ero solo impegnata a fare all'amore. 
Alle scuole superiori la vicepreside si arrabbio' talmente da procurarsi un ictus cerebrale, ma non era colpa mia, bastava mantenere la calma e ascoltare e recepire le sacrosante istanze dei giovani, degli studenti, nell'anno caldo del settantasette. 
Tempi di politica, con quella che si fumava la sigaretta dalla parte della brace, poi e' divenuta onorevole, perche' si fumava pure altro, suppongo sigari con Clinton. 
Ma anche piu' a sinistra della sinistra, fece comodo a lorsignori compagni sfornare il giornale di partito, dopo di che se lo si riempiva di contenuti, talvolta critici, volevano censurare, e trattandosi d'onere volontario e gratuito; la sola colpa mia fu di rimandarli al demone del gulag, giocandomi cosi' la tessera da giornalista. 
Mi si gonfio' la pancia, per un figlio voluto, ma lui volle comunque partire per l'America, e al ritorno non sapeva piu' se amarmi o no, decidendo io per due, col foglio di via. 
Il mio piccino non stava bene, mia madre stava morendo, a scuola non andava e gli tirai i capelli - come le suore cattive - poi ho capito che la cattiva era la maestra; lo salvai da quell'inferno, ma non salvaguardai la mia immagine di buona mamma. 
Ritornai in seguito con l'Amerigo, caravella per anni una e trina, la Nina la Pinta e la Santa Maria.
Sebbene nulla facessi di sbagliato, e la sola cosa giusta ossia un'altra piccolina desiderata, fece lui per me, trascinandomi in un gorgo che risucchio' benessere, casa, fiducia, stima, amore. 
Quantunque m'innamorassi non lo tradii, anzi lo informai, mai nessun uomo mi sfioro' finche' rimasi sposa. 
Fui contraccambiata seminando veleno coi figli, cogli amici, alfine il tempo rese pariglia. 
Per gli affari credo d'essere negata da sempre, non e' colpa mia, faccio parte di quei pochi fessi che ancora credono all'onesta' altrui, e difatti mi son persa tutto, in un Paese in cui i tribunali danno ragione ai loschi o ai furbi e giammai ai retti. 
L'amore mi ha lasciato, io non ho fatto nulla per fermarlo, e nulla c'era da fare, l'amore deve essere libero arbitrio. 
Cosi' altrettanto nulla feci per tenermi uomini diversi, di cui tutto sommato non m'importava niente. 
Gli amici ci ho provato, pero' chi lo sa chi e' sincero e leale, chi traditore, infame, omertoso, chi disinteressato non opportunista, chi invidioso e calunniatore, chi ti vuole usare o manipolare, chi ti vuole ancora una volta censurare, chi invece davvero ti vuol bene. 
Io non ho fatto niente, e niente continuo a fare.

venerdì 13 novembre 2009

Miniera

Sovente ho adottato la formula del 'ya basta' per smuovere staticita'. 
Il rischio, calcolato, e' che nessuno ti segua. Talvolta vinta la scommessa, talora persa. 
La sfida richiede sempre coraggio, d'una consapevole solitudine. 
Quale punto interrogativo, bilancio, punto fermo su cui correggere, sorreggere, la rotta. 
La provocazione e' insita nel cambiamento, destabilizzatrice di certezze, sicurezze, adagiamenti. 
In amore come in politica. Rilassati ma tonici, quale muscolo d'ardore e di pensiero. 
Non ti hanno capita, forse. 
Ma la gente non e' tenuta a capirci. D'altronde se non c'e' nulla da capire, non mi capisco nemmeno io. 
Come non serve un capro espiatorio, e' altresi' estremamente utile il senso di colpa, non per produrre automatismi di colpevolezza e conseguenti espiazioni, bensi' a sollecitare un processo di riflessione, meditazione, ponderazione, su cio' che e' stato e che potrebbe essere. 
E' quando si affoga, affonda, che dal baratro si risale verso la luce. 
E rifulgono le stelle, il meglio di se', senza concedersi dilazioni di sorta. 
L'anima nuda, vera essenza, al di la' del bene e del male, di maschere, proiezioni, film gia' visti. 
Estrarre da cava, miniera, marmo, carbone e diamante. A volte crollando addosso. 
Eppure se quel vagoncino sferragliante imbocca comunque la via della luce, il suo carico avra' valore dell'oro, anche se misto a detriti. 
Separare la farina dalla crusca, significa spargersi non di borotalco o un velo di zucchero, ma fare, essere, una torta di elementi, alimenti naturali, di cui la ciliegina e' la carminia verita'. 
Da ornarsi, decorarsi non con stucchi ma fresca arte. E servire con vino novello. 
A chi si chiede la ricetta qual e'? 
La risposta e' sii cio' che dici, e scrivi, sei tu lo specchio del mondo.

mercoledì 11 novembre 2009

Evanescenze

La rivoluzione la fa chi non ha nulla da perdere, interiore ed esteriore. 
Se hai avuto fame, puoi parlare del bisogno di pane. 
Se hai patito sete, puoi abbeverarti all'oasi nel deserto. 
Se hai provato amore, puoi toccare la voglia di fondersi nell'atto carnale. 
Ma se gia' hai cibo in abbondanza, non potrai mai essere un vero rivoluzionario, di pancia. 
Se ti sei bevuto il possibile e l'impossibile, cristalli liquidi e plasma, non avrai la voce roca abbastanza da supplicare gocce veritiere, dissetanti. 
Se cambi donna o uomo quali scarpe, spaiate, saprai forse copulare ma non la voglia d'amare. 
Se sull'isola deserta da portare con te tre cose son poche, prova a disfartene di due. 
Se il tuo viaggio inizia con mille pellegrini, e alla meta ne rimane solo uno, hai trovato un amico vero.
Se all'orizzonte non vedi mare, vetta, aquila, gabbiano, verso te stesso e' la rotta da seguire. 
Impara a camminare nel buio, e le tenebre ti sembreranno luce. 
Impara a sentir vibrare un corpo, uno strumento, sordomuto puoi comporre musica sacra. 
Impara ad assaporare il piacere solitario dello spirito e pregustare il banchetto di carne selvatica.
Insegna ai giovani la vecchiaia e la fanciullezza ai vecchi. 
Insegna il divenire uomo dentro una donna e l'essere donna accogliente l'uomo. 
Insegna che il trionfo e' uno scranno d'oro, ma la regalita' sta seduta sopra umile pietra. 
Quando tutto perderai, avrai avuto la tua rivoluzione. 
In quanto a me, non mi sono fatta mancare niente: ho perso casa, soldi, memorie, gioielli, libri, dischi. 
Ma ho ritrovato in un piatto di gramigna comunista, il miracolo di Dio. 
Perduto l'amore, bilancio in pareggio, smarrita talvolta la strada della saggezza per via della follia. 
Un distacco dalle cose materiali porta all'attaccamento spirituale, rivoluzione quale rivelazione. 
Nella cabala della vita, la scommessa non e' arrivare prima, beati gli ultimi se i primi son discreti.
Affinche' una stella rifulga di coraggio, ci vuole la paura del perdersi in un buco nero. 
Evanescenze.

sabato 7 novembre 2009

Collocazione provvisoria

Sfoglio Facebook nel cuore della notte, in silenzio, non sono una voce fra tante, casomai un sussurro, la folla mi rende muta o urlante, ma la mia natura e' scrivere piu' che dire. 
Gli ignavi non sanno che il cammino della rivoluzione ha come unica direzione la via della spiritualita'; non passa attraverso politica, non solo mediante cultura, e quale bagaglio portera' giustizia, uguaglianza, liberazione, comunione e pace. 
L'odierno dibattito sul crocefisso e' una questione falsata. 
Similare a quello sul burqa, e se li lasciassimo entrambi? 
Equazione semplice di spiritualita' e cultura uguale a tolleranza e contaminazione. 
Quando qualcuno comprendera' il messaggio di Don Tonino Bello sulla croce, analogamente allo scritto di Pasolini sull'omologazione, senza starnazzare pari a oche, saremo un popolo evoluto. 
Le masse hanno sempre bisogno di un feticcio, pro o contro. 
Ma io ho bisogno di un corpo, per arrivare a Dio. 
Mi sottraggo alla rissa sulla ragione, preferisco un cheto dialogare duale, ove ci si scambia riflessioni, pause, sospiri, una risata liberatoria. 
La luce del sole talvolta acceca la ratio, altresi' il riverbero lunare accompagna il languore del dirsi. 
Cio' che rimpiango non sono le folle, le masse, le corti, bensi' l'atmosfera magica del porsi; uno piu' uno che fa quel noi, il corpo per giungere a Dio. 

venerdì 6 novembre 2009

Goa


Cerco la mia terra promessa 
la voglio color della terra 
d'afrore di terra bagnata 
lambita ai fianchi da reni possenti 
agra acre ocra, non d'argilla. 

Promessa divina di miele e di latte 
d'ostro montata l'alta marea 
delta di venere d'irto di monte 
si sporge scorge
genoma mappa tribale, Goa.

lunedì 2 novembre 2009

Perdere una madre


La collana 

Ogni alba è una perla. 
Sono rari i mattini. 
Fanne un filo e indossale. 
Son perle di mare, non di fiume. 
Se rotolano a terra puoi raccoglierle. 
Ma riposte in uno scrigno, muoiono. 
Per fermaglio la tua anima d'argento. 
Stille di cuore per rubini. 
La collana di perle è mia madre. 
Te la lascio in eredità.