sabato 1 giugno 2019

La Stella Polare e la Via Lattea

 

Antica leggenda indiana

Nei tempi dei tempi, viveva in un villaggio, tra gli Indiani dell'America Settentrionale, una graziosa ragazza di nome Piuma Bianca.
In una notte molto calda, aveva deciso di dormire fuori della capanna insieme con la sorella e al risveglio, mentre le stelle brillavano ancora, era rimasta incantata ad ammirarle dicendo:
- Come vorrei andare a stare lassù, invece che vivere in queste piccole, oscure capanne! -
La sorella l'aveva ascoltata scrollando la testa.
Dopo qualche tempo uscirono insieme a raccogliere legna e a un certo punto, per quanto facesse, Piuma Bianca non riusciva a legare la sua fascina; la sorella impazientita le disse:
- Io vado avanti e tu cerca di sbrigarti! -
Appena rimasta sola, Piuma Bianca si trovò davanti un bellissimo giovane dai capelli splendenti, che le disse:
- Io abito in quella stella dove tu desideravi andare; se vuoi diventare mia sposa, ti porterò lassù con me. -
La ragazza accettò; il giovane le disse di afferrarsi con le mani a un filo che pendeva da una ragnatela attaccata a un ramoscello che egli portava e di chiudere gli occhi.
In un attimo si trovarono in cielo e Piuma Bianca, riaprendo gli occhi, si vide davanti la splendente dimora dove visse felice con il suo sposo; più tardi le nacque un bimbo ed ella lo portava sempre con sé intorno per il cielo, dove si divertiva a cogliere fiori e frutti.
Al suo arrivo, lo sposo le aveva detto:
- Cogli tutto quello che ti piace, ma non toccare quella grossa rapa che è piantata proprio fuori dalla casa; se tu lo facessi, ne verrebbero dei dispiaceri per noi tutti. -
Piuma Bianca promise e non pensò più alle sue parole; ma un giorno la curiosità di sapere che cosa ci fosse sotto la famosa rapa fu più forte della promessa; afferrò le foglie, tirò con forza e infine riuscì a strappare la pianta.
Al suo posto era rimasto un buco; Piuma Bianca si chinò a guardare ed ecco che, attraverso il buco, a grande distanza da lei, le apparve la terra.
Riconobbe i luoghi familiari dov'era nata e cresciuta; le pareva di sentire le voci degli uomini al lavoro, il canto delle donne che cullavano i bimbi e fu presa da un'acuta nostalgia.
Quando la vide tornare piangendo alla casa splendente, il marito capi subito che cosa era successo e pieno di tristezza le disse:
- Mia cara, non hai saputo resistere alla curiosità e ora dovremo separarci, perché tu hai desiderato di tornare sulla terra e ora non puoi più restare qui. -
Piuma Bianca era disperata al pensiero di lasciare il marito, ma dovette ubbidire; egli le permise di portare il bambino con sé, ma le raccomandò di non lasciare assolutamente che il piccino toccasse terra e andasse in giro da solo senza essere accompagnato, altrimenti avrebbe dovuto tornarsene in cielo, trasformato in stella.
Intanto, il Ragno del Cielo aveva tessuto una bellissima ragnatela luminosa attraverso il buco lasciato dalla rapa; Piuma Bianca, piangendo amaramente, si separò dal marito, sali col bimbo sulla ragnatela e in un attimo fu trasportata dolcemente fino a terra.
La gente del villaggio, alzando il capo per caso, guardava stupita quella scia luminosa che attraversava il cielo; quando la donna fu scesa con il suo bimbo, alcuni la riconobbero, i genitori l'accolsero con gioia ed ella tornò a vivere nella sua casa, ma spesso alzava gli occhi a guardare la sua stella e passava le notti in lagrime. Ricordando l'avvertimento del marito, non abbandonava mai il piccino, lo costringeva a stare tutto il giorno disteso sul suo lettino o seduto su una sedia o accoccolato su un soffice mucchio di pelli.
Ogni tanto gli permetteva di camminare non prima però di avergli steso una stuoia sotto i piedi; ma il piccino, impaurito, non ne voleva più sapere di muovere un passo. 
Un giorno Piuma Bianca dovette abbandonarlo per pochi minuti per uscire ad attingere acqua e raccomandò alla madre di non perderlo d'occhio e di non lasciarlo muovere dal mucchio di pelli su cui l'aveva posato.
Mentre la nonna attendeva alle sue faccende, il bimbo cominciò a piagnucolare chiamando la mamma e tentò, per la prima volta da solo, di correre a raggiungerla.
Ma, disabituato a camminare, egli subito perse l'equilibrio e cadde, e si trascinò carponi andando a finire sul terreno.
Tutto avvenne tanto rapidamente che la nonna non si accorse di nulla e quando Piuma Bianca fu di ritorno, si meravigliò più di lei: il piccino era sparito.
La vecchia assicurava piangendo di averlo visto un attimo prima sulle sue pelli e di avergli persino parlato per farlo stare quieto, ma inutilmente lo cercarono dappertutto.
Giunse la sera e la madre desolata, alzando gli occhi al cielo, vide una nuova stella brillare al posto del buco da cui era scesa: la profezia del suo sposo celeste si era purtroppo avverata.
Quella stella è ancora là che splende immobile, è quella che chiamiamo Stella Polare e la Via Lattea è la scia luminosa lasciata dalla ragnatela che aveva portato Piuma Bianca su e giù dal cielo.

sabato 3 novembre 2018

In nome di micio ucciso dai cacciatori



Sabato alle ore sette del mattino, in prossimità del cortile di  casa, tre cani da caccia, scheletrici e all'apparenza denutriti, hanno assalito il mio gatto uccidendolo.
Il sabato precedente nella stessa zona si è udito un colpo di fucile, il guaito di un cane, ed un cagnolino non è più tornato a casa, scomparso.
Intorno a casa, nelle vigne, nell'area circostante, vige il divieto di caccia ma i cacciatori non rispettano le norme di legge.
Avvisati i carabinieri ci hanno invitato a sporgere denuncia recandoci in ufficio il lunedì successivo, poi da ulteriore telefonata intercorsa lunedì ci è stato fissato un appuntamento per la denuncia a fine settimana.
Abbiamo scritto anche alle Guardie Ecologiche Volontarie, lasciando il nostro recapito telefonico, pur non ricevendo alcuna risposta.
Tutte le zone e i centri abitati adiacenti alla campagna, pare che siano comunque in balia di cacciatori che non rispettano le distanze, mettendo in pericolo l'incolumità di animali, bambini, persone; i residenti si ritrovano coi pallini da caccia nel giardino di casa, e hanno paura ad uscire col cane o a far uscire nei cortili bambini e animali.
D'altronde non si sa a chi fare le segnalazioni, basterebbe istituire un numero verde d'emergenza, e occorrerebbe un pronto intervento in caso di chiamata al fine di sorprendere e sanzionare sul posto chi viola la legge.
I cittadini si stanno tutelando in modo autonomo, segnandosi il numero di targa delle auto dei cacciatori parcheggiate o in transito, organizzando ronde di controllo sul territorio, anche se non spetterebbe a loro la vigilanza, e non sempre i cacciatori alle giuste rimostranze rispondono in maniera civile, essendo quantunque armati.
Sarebbe opportuno quindi istituire un gruppo di intervento, costituito da guardie forestali e guardie ecologiche volontarie, che soprattutto nei fine settimana sia messo in grado di accorrere alle richieste di soccorso da parte dei cittadini.
Ai cacciatori che non rispettano le norme di legge andrebbe sequestrata l'arma, tolti per sempre licenza e porto d'armi, oltre ad una sanzione pecuniaria elevata ed il risarcimento di eventuali danni provocati ad ambiente, animali, persone.
Anche i cani da caccia dovrebbero essere sottoposti per legge a controlli veterinari, poiché in alcuni casi appaiono denutriti, maltrattati, e non educati adeguatamente, se oggi assalgono un gatto e domani magari aggrediscono un bambino?
Ci vorrebbe infine una legge nazionale e non regionale che regolamenti la caccia, o ancora meglio un segno di civiltà dovuto all'abolizione della caccia, preso atto che legislatori e partiti sono insensibili al tema in nome di elettorati e fabbricatori d'armi; i cittadini potrebbero promuovere un referendum nazionale o proporre una legge di iniziativa popolare sull'abolizione della caccia.
Alla luce di una stagione venatoria che sta seminando vittime più di un evento catastrofico, si pone il seguente quesito.
Richiamando la nuova legge sulla legittima difesa, se un cacciatore entra nel mio territorio, armato e coi suoi cani di cui è legalmente responsabile, mettendo in pericolo la sicurezza mia e dei miei affetti e cari, sono legittimata a difendermi?

lunedì 11 giugno 2018

FlebocRisi


Sabato notte finisco al pronto soccorso, dopo ore di dolori fortissimi allo stomaco e conati.
Ancora a casa telefono al 118 pensando fosse il numero del pronto soccorso, mi risponde un'operatrice non certo cortese che mi chiede se voglio un'ambulanza, le domando del pronto soccorso e mi risponde di cercare il numero.
Cerco il numero su Internet e mi informano che la guardia medica non esce e devo recarmi all'ospedale.
Chiamo un taxi e mi reco al policlinico.
Dopo circa due ore di attesa in piedi che mi piegavo dal dolore e corse in bagno per espellere succhi gastrici, finalmente mi fanno stendere su una specie dl lettino, duro come un sasso e nemmeno una coperta, in uno stanzone diviso da tende.
Attendo il medico e intanto vado di conati, mentre un'ausiliaria a voce alta esclama: - quella lì ha vomitato - mentre un'infermiera discute animatamente con un suo collega.
Complimenti per la privacy!
Finalmente arriva il dottore, gentile, che mi prescrive raggi, esame del sangue e flebo, e dopo due o tre flebo il dolore si attenua, quindi mi rimandano a casa, con il mio ticket da pagare di 48 euro.
Ma nel foglio del ticket c'è scritto che è solo un conto parziale che può essere aggiornato.
Infatti dopo otto mesi mi arriva la comunicazione dell'Asl che devo pagare ben 94 euro.
Cosa?! 94 euro, l'equivalente di un giorno di degenza in una clinica privata servita e riverita in stanza singola!
E' che non era esposto il prezzario degli esami e delle visite, e quindi penso ma chi non ha i soldi che fa sceglie di morire a casa?!
Ai codici verdi al pronto soccorso - perchè non si è persone ma codici - tocca pagare tutto, al pronto soccorso in Emilia Romagna, a meno che non si sia in punto di morte, appunto.
Cortese un infermiere che mi ha porto un catino di cartone, gentile il medico delle flebo, ma che c'era in quella flebo per costare 94 euro?!
Ministro, faccia qualcosa, poichè la sanità è un bene pubblico, per tutti i cittadini, oltremodo per quelli che lavorano da una vita, pagano le tasse e il servizio sanitario nazionale.
E quando a sessant'anni di vita han bisogno per la prima volta del pronto soccorso, che non è un divertimento, non vanno trattati come vuoti a perdere e polli da spennare.

domenica 19 ottobre 2014

La Leopolda

Leopolda - mannaggia a Renzi - cosi' si chiamava la mia nonna materna.
Una donna asciutta, che stava assente per mesi, a lavorare nelle risaie, e forse per questo non e' stata cosi' affettuosa con mia madre - che a sua volta ando' a lavorare nelle risaie - e se ora le risaie non ci sono piu', forse e' rimasto nel Dna l'anaffettivita', tant'e' che di generazione in generazione, da figli a nipoti, la frase tipica e' saro' anaffettivo ao'.
Quante volte tua madre ti ha spazzolato i capelli, e quante volte li hai spazzolati ai tuoi figli? Che poi un conto e' una spazzolata rapida nevrotica quasi frustante e frustrante, dettata dai tempi di lavoro e dalle preoccupazioni, altro una spazzolata morbida, carezzevole, dai ritmi lenti delicati e dedicati.
Comunque la nonna Leopolda almeno si sbizzarri' nei nomi dei figli: Armida, un gigante buono buddhista nome dato ad una femmina chissa' come e dove lo trovo', Afro che non si capisce se ha a che fare con l'Africa o le guerre mussoliniane in Libia, Iraide che non si sa da dove derivi, e infine Natalina, la piu' scontata essendo nata nei giorni natalizi.
Lo zio Afro era un mito, si fece tutte le scuole differenziali poi perse una mano sotto il treno, e girava per il mondo col suo pugno di legno ricoperto da un guanto di lana - angosciante per una bambina ai pranzi domenicali - lo chiamavano matto, ma il matto si giro' tutto il mondo cosi'.
Lo zio Giulio, marito della zia Iraide, girava invece in motorino per osterie, sovente cadeva nei fossi, e di lui si tramanda il ritrovamento ahime' fatale e letale nel gabinetto sito fuori casa, com'era nelle campagne all'epoca.
Della nonna Leopolda, e del relativo nonno consorte, ricordo poco o nulla, forse non era adatta a fare la nonna, non magari per sua volonta' ma per le circostanze della vita e per via del Dna.
Rammento pero' la campagna, le galline e i conigli. Fatto sta che ogni volta che sento nominare la Leopolda, mi tornano alla mente le stie dei conigli, stipati e pronti ad essere presi per le orecchie scuoiati e fatti arrosto, amen.
p.s. la ragazza nella foto e' la pronipote della Leopolda.

lunedì 31 marzo 2014

La statua d'oro

Passeggio sotto i portici della mia citta' martoriata, negozi vuoti gente frettolosa sguardi persi e vacui, la solita statua vivente color d'oro ma stavolta con un vero elemento vivo, un barboncino che pare quelli che un tempo mettevi dietro sulle 850 e muovevano la testa.
Passo oltre, poi mi fermo, e intanto penso, ma che il barboncino sia finto? E poi come fa a starsene li' cosi' immobile? Ma se fosse maltrattato fuggirebbe dato che non e' legato. E se invece fosse un artista di strada col suo cagnolino affezionato? E chissa' chi c'e' dietro quella maschera, forse un uomo una donna, un giovane un vecchio, un etero un gay una lesbo, un normodotato un disabile, un bianco un nero, uno equilibrato un folle, un equilibrista di questi giorni cosi' sull'orlo di una crisi di nervi, decido. 
Torno indietro, frugo nel borsellino, scovo due monetine, poi penso al cane, e son tre le monetine. Mi chino a inserirle nella scatola dalla fessura lacera, come la mia Terra stuprata, e per un attimo alzo gli occhi, quasi io vergognosa del poco che dono, alla statua vivente. 
Miracolo la statua porta il dito alle labbra e mi lancia un bacio silenzioso. Contraccambiato con un sorriso.

mercoledì 16 ottobre 2013

I confetti di Sulmona

 I confetti di Sulmona, patria di Ovidio, considerati dalla Duse portafortuna e di cui Leopardi era ghiotto, sono famosi per la loro bonta' e fragranza, dolci e gustosi quali gli abruzzesi racchiusi in una terra generosa, zuccherosa che talvolta cela l'amara mandorla.
L'architetto era solito portare i confetti dal suo paese, abbandonato per garantire alla figliola cure adeguate, nella regione d'Italia che si diceva fosse modello eccellente di sanita' e servizi sociali.
E forse lo era pure a quel tempo, ma l'architetto non sapeva che il prezzo da pagare sarebbe stato lo scontrarsi con l'arroganza, la prepotenza, l'egemonia del potere politico locale, che tutto gestisce e fagocita, cosicche' o fai parte del sistema o vieni tagliato fuori, nel regno del compromesso e impero degli affari.
L'architetto dai modi gentili, educati, cortesi poteva solamente soccombere nella battaglia impari per la professionalita', correttezza e probita', e cosi' fu.
L'architetto cambio' sede lavorativa, ed in seguito muto' occupazione pure colui che l'aveva tanto osteggiato, ormai scomodo e imbarazzante al suo stesso partito ed elettorato.
L'architetto aveva saggiato la differenza tra azienda e Stato.
Ed assaggiato il sapore indigesto della mandorla amara, edulcorata dalla confettura di zucchero.
L'architetto oggi non c'e' piu', scomparso prematuramente, lasciando sola la sua bambina.
Anche il sistema azienda in Italia e' scomparso, lasciando soli i lavoratori e gli imprenditori italiani, soltanto lo Stato, o meglio l'azienda Stato, regge, almeno finora.
Ma un'azienda Stato che non riesce, o non vuole, oppure non puo' piu' pagare la liquidazione ai propri dipendenti, e' un'azienda in bancarotta, della quale va richiesto lo stato fallimentare, e la relativa messa in liquidazione.
Parallelamente al settore privato, in cui i lavoratori si rivolgono al sindacato, al tribunale del lavoro, per vedere riconosciuti i propri diritti, e oltremodo la resa dei soldi accantonati, di proprieta' dei dipendenti e non dell'azienda.
Quindi equamente funziona che prima si saldano i debiti coi lavoranti, poi coi fornitori, e infine con gli altri creditori, banche o entita' sovranazionali.
Nel caso dell'azienda Stato, che si ravvisa insolvibile nei confronti dei dipendenti e dei fornitori, occorre che intervenga la Magistratura, anche perche' i contratti sono scaduti da anni e vige lo Statuto dei lavoratori oltre che la Costituzione.
Nel 1806 Napoleone entro' a Verdun sotto tre archi di confetti bianchi, simbolo di buon augurio.
L'arco di trionfo dell'architetto di Sulmona. 

sabato 18 maggio 2013

Generazione di invisibili


Lei è una ragazza italiana dal nome dolce Agnese, come la canzone di Ivan Graziani, ma la fortuna non l'ha mai baciata.
Lei non è choosy, studia e lavora dall'età di quindici anni, fabbrica, discount, gelateria, confezionamento pacchi, sulla sua giovane pelle quasi tatuati tutte le tipologie dei contratti di lavoro, dal tirocinio, al lavoro stagionale, alla collaborazione a progetto, agli straordinari non pagati, alle otto ore in piedi alla cassa o al banco, a tutti i sabati e le domeniche lavorati, alla precarietà, alla disoccupazione, al calo di peso, lei già fuscello, in tre mesi di duro lavoro persi dieci chili.
Al compimento del diciottesimo compleanno, il regalo del padre è stato farle sottoscrivere, strappandolo con l'affetto filiale, un contratto di energia elettrica, gas, acqua, rifiuti, per l'abitazione in cui abitava solo lui e ove lei mai ha risieduto o domiciliato.
Lei ora a ventun anni non soltanto si ritrova il debito pubblico sulle fragili spalle, non solo deprivata del futuro da una generazione di politici e governanti inetti e corrotti, non solamente non può vivere la sua giovane età, ma anche con un debito accumulato dal padre di oltre tremila euro, che il gestore Hera vuole riscuotere subito al sessanta per cento e poi in tre rate successive, pena l'iscrizione al registro dei cattivi pagatori.
Ma così non potrà richiedere nessun finanziamento o prestito per gli studi o per l'acquisto a rate di un'utilitaria.
Lei d'altronde non solo non è choosy ma nemmeno Rom, per cui alcun Comune le paga le bollette insolute, pur partecipando quali enti pubblici nel doppio ruolo di creditori e pagatori all'azionariato Hera.
E la stessa Hera con l'utile dei ricavi sempre più in crescita, non vuole concedere l'accollamento del debito al padre, l'effettivo consumatore e responsabile del debito, con la risibile motivazione che dovrebbe cambiare le intestazioni alle bollette.
Lei era riuscita ad accantonare cinquecento euro, il suo tesoretto per l'iscrizione finalmente all'Università, ma in Italia nascere italiani, volenterosi ed onesti, è una sfortuna.
Agnese è figlia di quell'Italia terremotata, dimenticata, invisibile.
Vuole studiare cooperazione internazionale, poi vuole andare via dall'Italia.
Nella sua giovane vita, troppi baci di Giuda in Patria.


venerdì 11 gennaio 2013

Tieni botta

Oggi racconto una storia, vera, o verosimile, di un suicidio programmato, legalizzato, indifferente a tutti.
Un quarantenne in ferie, stacco obbligato, dal posto di lavoro, ossessionato dalla perdita del lavoro, si e' buttato dal balcone.
Aveva problemi, dice la gente e la stampa, certo, aveva genitori anziani e malati, forse qualche altro disequilibrio psicologico, ma umanamente comprensibile in questi tempi cupi.
Pare, e sottolineo pare, perche' la fonte della notizia e' attendibile come il due di coppe quando e' briscola bastoni, che un uomo fu colto il giorno prima, in un parcheggio col tubo del gas che sporgeva dall'auto.
A chi se ne ne accorse l'uomo dichiaro' che non trovava lavoro e quindi voleva morire e l'altro gli rispose - ma sei proprio stronzo almeno buttati senza fare danni e casini.
Io non so se era lo stesso uomo suicida poi, cosi' come non so se fu chiamata la polizia e se intervenne, cosi' come non so dei vicini di casa e della famiglia di quest'uomo.
Comunque fatto sta che un uomo si e' buttato, angosciato terrorizzato dalla perdita, potenziale o reale, del lavoro. Un giovane uomo quarantenne, nell'indifferenza totale.
Ecco cosa mi fa stringere i denti, non do' giudizi etici o morali o sul cinismo dettato dalla vita che stride con l'ipocrisia cattolica, comunista od omertosa, camorrista mafiosa, mediatica, ma una cosa e' certa, se ti suicidi fai solo un favore alla tua famiglia, ai tuoi vicini di casa, alla polizia, alla magistratura, ai politici, ai governanti, ad un paese di merda chiamato Italia, che si potrebbe chiamare pure Spagna o Grecia, e che gente iniqua ha reso di merda.
Non lavare loro le coscienze, non liberarli cosi' facilmente dai propri incubi e sensi di colpa, non fornirgli l'alibi della follia, viviamo un terremoto continuo, e non sei tu il punto di fracking, tieni botta.

venerdì 14 dicembre 2012

Lo strillo del cappone


Cioe' ma fatemi capire, da un lato c'e' un movimento, costruito con fatica, sudore, volonta', fatto da giovani dal contributo ed azione sul territorio essenziali, sicuramente soggetti ad errori in quanto umani, ma comunque una forza e un'energia nuova, alternativa alla stagnazione dei partiti e della politica; giovani che magari per errore o volontariamente si prestano ai talk show alle interviste ai giornalisti, in fondo non hanno ucciso nessuno o rubato al popolo come i partiti di centro, destra e sinistra, diciamo un piccolo peccato, un vizio non capitale che si puo' perdonare e correggere, con le dovute maniere e modi.
Oltremodo perche' dopo un successo elettorale in una regione importante, a pochi mesi di distanza dalle elezioni politiche sarebbe paradossale sollevare un polverone non solo mediatico ma distruttivo.
E invece di scrivere un post sul blog sottolineando come non sia ne' utile ne' consigliabile per il movimento prestarsi a talk show e interviste che non riguardino l'operato istituzionale, per cui si indice una consultazione online, votata dal movimento, per inserire nel non statuto anche codesta regola, dall'altra parte ci si mette a strillare come un cappone a Natale.
Ottenendo il risultato opposto, i media e i partiti con gli artigli sul movimento e una divisione che non giova a niente e a nessuno, se non appunto al nemico, dato che siamo in guerra.
Ovviamente un sondaggio e un voto in rete  per essere definiti tali, oggettivi, obiettivi e imparziali, debbono godere di una condizione imprescindibile ossia il controllo del proprio voto e di quello altrui, garantendone la verifica e la trasparenza; in una piattaforma virtuale si puo' ottenere solamente rendendo pubblici gli ID, ovvero tu voti e ti arriva una mail di risposta che ti dice che l'ID quiroma3131 ha votato, anche se ti chiami Alfredo o hai per nick Scheggina. 
Dunque viene indicato un luogo, una zona, un'area geografica di provenienza, il percorso della mail. Ma non basta, ci vuole pure l'indicazione dell'IP, che ti definisce il server della rete da cui proviene.
Sicche' chiunque abbia voglia e tempo di contarsi, e' messo in condizione di farlo. 
Analogamente criteri di verifica, trasparenza, confronto dovrebbero essere applicati ad ogni questione posta, a qualsivoglia scelta che riguarda un movimento, poiche' il tiro si aggiusta durante il percorso e man mano vanno affrontate le problematiche emergenti.
Ora, quale metafora, come non amo le galline ovaiole e i pollai, non amo nemmeno i capponi a Natale, poiche' di avicoli da batteria o peggio, castrati, non saprei che farmene in un movimento, se non buttare li' ogni tanto due semini. 
Magari se prima dell'anno nuovo, e delle elezioni, decidiamo di non fare botti, che spaventano gli animali, ma proviamo ad abbassare i toni e a venirci incontro, diventiamo umani. 
Stay Human.

mercoledì 12 dicembre 2012

Il punto P

a Beppe.Grillo

Sai stasera sto per recarmi alla riunione dei grillini, il resoconto dei consiglieri regionali, che per la prima volta vedrò di persona, poiche' il mio voto l'ho dato sulla fiducia, sulla proposta, su volti giovani, e suppongo disinteressati. 
Non sono di primo pelo nella politica, nemmeno di eta', conosco bene i partiti di sinistra, e quando la mia figliola per la prima volta ha votato e mi ha chiesto cosa avrei votato io, ci siamo rese conto che avremmo votato lo stesso movimento, perche' giovane, fatto non da politicanti ma da ragazzi il cui futuro non dipende piu' dalla nostra generazione, la mia e la tua fallimentare, ma dalla loro, per cui giusto che la politica sia nelle loro mani.
Debbo ringraziare Giovanni Favia, poiche' nell'incubo del terremoto - ti scrivo dall'Emilia - e' stato l'unico, il solo, a porre le domande sul fracking. A sollevare il dubbio sulle pratiche estrattive, nonostante apparentemente non provato scientificamente, in un territorio che mai e' stato sismico e improvvisamente lo e' divenuto. Dubbio, in nome del principio di precauzione, sufficiente per dire no alle estrazioni di gas, no al fracking, no al deposito del gas di Rivara. 
Se non ci fosse stato Favia, e il movimento, il Pd che amministra la regione avrebbe strizzato l'occhio ad interessi economici e politici, il governo idem, e noi ora avremmo un bel deposito del gas su un territorio altamente sismico. 
Ci hanno preso in giro sulla questione, detto che scientificamente e' una bufala, ma ti assicuro che mai e' avvenuto un evento sismico cosi' forte nella mia terra, da che memoria anche degli avi ricordi. 
Nei giorni del sisma, durante le forti scosse meditavo che un terremoto ti cambia, le abitudini di vita, le sicurezze, facendoti vivere la stessa precarieta', esistenziale, che vivono i nostri giovani, figli, sul lavoro e non solo, la non certezza del futuro. 
Pensavo appunto meno male che ci sono questi giovani del movimento, che rompono le scatole in consiglio regionale, che fanno informazione, che tentano di condurre una battaglia, una lotta, ove tutto e' ovattato dal silenzio omertoso, dal un po' a me e un po' a te e tutti zitti, inclusi amministratori della cosa pubblica, parenti e affini.
Forse i miei figlioli sono diversi dai tuoi. 
Mia figlia è diplomata, per fare l'universita' ci vogliono soldi e comunque ora anche una laurea non vale niente, la scuola non prepara al mondo del lavoro, non e' al passo coi tempi, coi programmi e con le richieste del mercato. 
Lei ha sempre studiato e lavorato perche' quando i soldi sono pochi i ragazzi non sono choosy, si rimboccano le maniche, e accettano lavori precari, in nero, schiavizzati da falsi finti stage, sfruttati; in tre mesi di lavoro in un discount aveva perso dieci chili, era trasparente, invisibile come i giovani d'oggi. 
L'altro figlio ancora a 30 anni seppure sposato non puo' fare figli, in quanto precario, deve pagare un mutuo della casa, e negli ultimi anni si deve accontentare di fare il lavapiatti. 
Non so se hai mai visto le mani di chi fa il lavapiatti, ma ti assicuro che paiono le mani di un vecchio, e questo non e' il futuro che volevo per i miei figli. 
La tua signora va in vacanza, concede interviste, io in vacanza non ci vado da anni, pur lavorando da 30 anni, e con un futuro se mi va bene da barbona, considerate le pensioni da fame. 
Non era questo il mondo che mi ero prefigurata.
Tu le tue tasse le paghi in Svizzera, noi ancora in Italia, e in cambio non abbiamo nulla, solo pene. 
Quindi abbiamo piu' diritto di te di incazzarci. 
Ma mi sta passando la voglia, di credere non nel movimento, ma in te e soci, poiche' se io devo scegliere tra i giovani e un vecchio babbione, come sono io d'altronde, non ho dubbi di sorta. 
Pertanto il mio vaffaday è per te. 
P.s. io penso che oltre al punto G esista il punto P, la prostata.