mercoledì 12 novembre 2008

Le due facce della sinistra

Di recente ho posto un quesito all'ente che gestisce le case popolari in Emilia Romagna, ossia se fosse una spesa indispensabile installare il digitale terrestre nelle case popolari. 
E sottolineo popolari, ossia ad affitti irrisori i cui costi sono sostenuti da tutti i contribuenti.  
L'utenza di questi alloggi e' composta da pensionati, invalidi, immigrati dal sud Italia, extracomunitari, famiglie monoreddito. 
La risposta dell'ente di una regione retta da un partito democratico che si dice di sinistra e' stata:
Vogliamo sottolineare che il digitale terrestre non e' una spesa voluttuaria, ma il nuovo sistema di diffusione che sostituira' a breve le trasmissioni in chiaro ed e' fondamentale per il diritto d'informazione -. 
Il diritto d'informazione?! 
Forse il funzionario rappresentante dell'ente si riferisce alle partite di calcio, o ai voyeur a pagamento del Grande Fratello, e sicuramente non conosce Internet. 
Perche' sarebbe come se io pretendessi di cablare un palazzo, anzi una citta', anzi che no l'Italia intera in nome del diritto all'informazione, sobbarcando i relativi costi agli italiani tutti. 
E si noti bene, non mi ha risposto Silvio Berlusconi, ma quella pseudo sinistra che si e' votata, e che ha perso - a questo punto grazie al cielo aggiungo - altrimenti si sarebbe inventata pure la tassa sul diritto d'informazione. 
Quella sinistra, quei valori di un tempo, quelle lotte e battaglie sociali non esistono piu'. In primis nella mente, nella volonta', nell'etica di questa gente, con cui non si ha piu' nulla da condividere se non aria fritta.
Di che ci si stupisce, meraviglia, se cio' che importa e' solo un contenitore e non il contenuto?
Cosa ci si puo' aspettare da sinistra come da destra se la pensano uguale, se agiscono uguale? 
Colpevoli complici all'unisono di un paese depresso. 

martedì 11 novembre 2008

Piccioncino mio

Siamo a meta' del cammin di nostra vita.  
E ci sono pure io, anche se a sprazzi sulla Via Crucis, stiamo a fare le stazioni, speriamo di partire. 
Ma sono i tempi in cui al rogo si mettono i barboni, e domani potremmo esserlo anche noi. 
Non avete idea di quanto mi sia faticoso ora come ora scrivere di speranza, di fiducia ancora non posso, ma se pur un giorno e' buio e l'altro appare fosco, anche un piccolo lumicino puo' essere una luce.
I piccioni ieri sera mi hanno ringraziato per aver citato Cacciari che si adira se si da' loro cibo poiche' deturpano i monumenti, ma di che si lagna questo filosofo assai ben pubblicamente retribuito? 
Se avesse da pensare a sfamare la famiglia, non si preoccuperebbe dei piccioni, e comunque io tifo sempre per gli animali. 
Perche' l'ottimismo e' il sale della vita, e la cacca di piccione presagio di moneta sonante e contante, checche' se ne dica. 
Ostregheta Cacciari! 
Se pure Phoenix il robot su Marte s'e' spento dopo 5 mesi, perche' nella parte boreale del pianeta e' inverno e non ha piu' energia solare a sufficienza, dimostrando quantunque che Marte fu vivibile trovando ghiaccio e sali indicatori di presenza d'acqua in tempi passati.
E se anche Spirit in un'altra area del corpo celeste e' in salute precaria e si cerca di salvarlo, ma tu che vuoi dai piccioni? 
Che non mangino piu' per non cacare piu' sulla tua nobile piazza? 
Fatti un giro tra i sospiri della gente sotto i ponti va, invece che passeggiare con una giovane e bella tosa in quel di San Marco, a rompere le uova ai piccioni. 

domenica 9 novembre 2008

Rosa rosae

Cosa hanno in comune una donna trentaseienne madre di tre figli suicida proprio nel giorno del decimo compleanno della sua bambina, ed una ragazza ventitreenne incinta di cinque mesi ladra di bistecche in un supermercato? 
La disperazione, le accomuna. 
Siamo il paese della desolazione, deprivati della speranza del sogno americano. 
Ci hanno rubato il futuro. 
E non vi e' voce di sdegno, volonta' di rivalsa, voglia di riprendere in mano le sorti d'un destino avverso. 
Come se fosse fatalita', casualita', rassegnazione tutto cio' che accade, una tacita e complice ammissione, dichiarazione fallimentare di massa. 
Non e' frutto del caso e nemmeno di speculazioni azzardate o vite da cicale e non formiche, lo stato di disoccupazione, di poverta', la mancanza di un futuro per i nostri figli. 
Le responsabilita' hanno un nome e un cognome, scelte di governi, di politiche istituzionali, economiche e finanziarie. 
Cosi' come ha un nome - l'ha sempre avuto - la repressione, una tattica, una strategia, un programma di annientamento di ogni anarchico individualismo e di qualsiasi moto collettivo di ribellione. 
Nei paesi cosiddetti democratici ove vige il diritto di manifestazione, si gestisce il dissenso mediante la manipolazione, l'infiltrazione, la provocazione all'interno del movimento, e col controllo sui media tramite tecniche di comunicazione di orientamento dell'opinione pubblica. 
Lo si legge in questi giorni nelle dichiarazioni del senatore a vita Cossiga, lo si e' visto applicato a Genova nel 2001 e in modo per ora ancora soft nelle piazze degli studenti, in preparazione alla risposta a ben altre manifestazioni di lavoratori esasperati, affamati dalla crisi mondiale e da governanti iniqui.
Nei paesi dittatoriali la repressione e' preventiva, attraverso la censura della libera espressione in ogni luogo e su qualsivoglia strumento di informazione. 
Le forme di terrorismo del potere possono essere mediatiche, inoculando il germe della paura, panico terrore; di massa, vedasi guerre, attentati, stragismo; individuali, come l'annientamento dell'identita' e personalita', l'umiliazione, la deprivazione. 
La denigrazione, le minacce, l'occupazione delle sedi di giornali, radio e televisioni, sono il primo passo verso il sistema di censura e repressione, e se questi segnali subdoli e striscianti non vengono colti, captati da chi ha a cuore la democrazia, ovvero sottovalutati senza denuncia, opposizione - quasi in una sorta di obliato consenso - si aprira' la strada a violenze e sopraffazioni assai piu' agguerrite. 
E' vero che il problema della sopravvivenza e' pressante, ed il resto a confronto puo' apparire valore di secondaria importanza, ma in gioco c'e' tanto, tutto, e oltre al bisogno di pane e' altrettanto indispensabile la speranza. 
Quella fame, voglia di speranza che si esprime anche nelle piazze, soprattutto dai giovani, e in quei formidabili strumenti di comunicazione e informazione che sono la scrittura, la lettura, la trasmissione delle idee ed azioni, che oggi - per chi ancora si puo' permettere una connessione al costo di una pizza - si chiama Internet. 
Non sono piu' i tempi delle rose virtuali ma delle rosette di pane.
Il pane e le rose.

venerdì 7 novembre 2008

Embe'?

Diario dalla Casa Bianca.
Obama telefona ai leader europei ma non a Berlusconi, risponde la segreteria telefonica di Libero: 
- Abbronzato embe'? -. 
Obama con moto di stizza ripone bruscamente la cornetta imprecando: 
- Abbronzato sara' lei, imbecille! -. 
In Italia la Lega Nord corre ai ripari per arginare l'onda anomala Obama.
Oltre al permesso a punti per gli immigrati, piu' pixel per tutti poiche' se si fotocopia il permesso di soggiorno di un immigrato la copia della foto esce abbronzata integrale, istituisce il registro dei clochard.
Dal chiaror di luna a piu' lampioni per tutti. 
I senza dimora e i clandestini saranno controllati e schedati dalle ronde padane legalizzate.
Piu' lampade per tutti. 
Nel programma futuristico di governo, per decreto vietato qualsivoglia raggio, da quello solare al cerchione della bicicletta, concesse solo le creme autoabbronzanti, il lucido da scarpe e le carote; il bastone per chi l'ha duro. 
Embe'?

giovedì 6 novembre 2008

Il vaso di Pandora

Pandora e' una Tv, da anni sogno una radio su web ed e' arrivata una televisione, libera voce, libera informazione, libera comunicazione. 
Oggi scrivo col cuore.
Ho molto amato il settimanale Avvenimenti, il suo direttore, sua moglie, la redazione tutta. 
Ed oggi li ritrovo di nuovo. 
Pandora e' una dimensione virtuale, ma che arriva a molta gente, soprattutto giovani, che sono quelli che piu’ ci dovrebbero stare a cuore; i ragazzi amano la musica e Internet. 
Sicuramente non avra’ l’audience di una radio o una Tv nazionale, ma il futuro passa dal web. 
Se ancora vogliamo una speranza, il coraggio del cambiamento, il sogno americano s'avvicina, e parla il linguaggio non dei giornali, non delle televisioni, non delle istituzioni, ma della libera informazione e comunicazione. 
Leggo in redazione nomi che so comunque legati a partiti, ma non mi interessa, duri e puri mi sta bene anche con un pizzico di compromesso, se a garante leggo il nome di Claudio Fracassi. 
Per non parlare poi di Dario Fo e Franca Rame.
Anni fa c’era un sito, Alcatraz si chiamava, vi gettai il seme di un’idea per nuovi scrittori, autori inediti che tenevano i propri scritti nel cassetto, e cosi’ come per magia gratuitamente il loro provider mi offri’ spazio gratuito sul suo server, senza chiedere nulla in cambio. 
Per anni ho gestito questo sito di poesia, letteratura e arte varia, ho conosciuto per mail persone creative, belle e ricche dentro, di alcuni ho i libri mentre di altri un bellissimo ricordo, arricchente umanamente.
Poi chiusi il sito perche’ ormai coi blog ognuno era in grado di farsi il proprio spazio d’espressione, come e’ giusto che sia, perche’ Internet e’ cosi’, scambio di saperi senza lucro con buona volonta’ e purezza d’intenti. 
E allora perche’ no una Tv su Web? 
Basta con le voci di partito, basta con i media commerciali, Pandora chiama.
Sei in ascolto?

mercoledì 5 novembre 2008

Obama after day

Caro Senatore Obama, 
Ci uniamo al popolo del suo Paese e di tutto il mondo nel congratularci con lei per essere diventato il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti. 
La sua vittoria ha dimostrato che nessuna persona, in nessun luogo al mondo dovrebbe astenersi dal sognare di volere cambiare il mondo affinché diventi un pianeta migliore. 
Prendiamo atto e plaudiamo al suo impegno di sostenere la causa della pace e della sicurezza in tutto il pianeta. 
Confidiamo inoltre che lei faccia rientrare nella sua missione di presidente anche la lotta alle piaghe della povertà e della malattia in tutto il pianeta. 
Le auguriamo forza e decisione nei giorni e negli anni difficili che le stanno davanti. 
Siamo sicuri che lei alla fine conseguirà il suo sogno, quello di rendere gli Stati Uniti d'America un partner a pieno titolo di una comunità di nazioni dedite ad assicurare pace e benessere a tutti. 
Con i miei più sinceri auguri, 
Nelson Mandela 

Ha vinto il sogno, la speranza, col voto delle donne, dei neri, degli ispanici, e soprattutto dei giovani, che l'hanno sostenuto in Internet. 
Il primo messaggio di ringraziamento e' andato al giovane popolo della Rete. 
Il mondo invidia Obama all'America. 
E l'Italia si vergogna di un ministro da Ottavo Nano che sputacchia: 
- Al Quaeda sara' piu' contenta -. 
Mentre il suo Capocomico si esibisce in un ridicolo e patetico: 
- Potro' dargli dei consigli perche' sono piu' anziano -.  
Dato che non puo' piu' dargli cattivi esempi.

martedì 4 novembre 2008

L'Eletto

  
 L'Eletto.
 Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti  vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?
 (Morpheus) 

Credetemi quando vi dico che abbiamo tempi molto  duri e difficili davanti a noi, ma se vogliamo  prepararci ad affrontarli, dobbiamo prima  liberarci delle nostre paure. Io sto qui, adesso,  davanti  a voi, assolutamente tranquillo. Perché? Perché credo fermamente in qualcosa e voi no? No! Mi vedete qui, senza il minimo timore, perché mi ricordo, mi ricordo perché sono qui, non grazie al percorso che scorgo davanti a me, ma grazie al percorso che mi sono lasciato alle spalle. Mi ricordo che sono cento anni che combattiamo contro queste macchine. Mi ricordo anche che sono cento anni che mandano i loro eserciti a distruggerci. E dopo un secolo di guerra senza quartiere, mi ricordo la cosa più importante di tutte: che noi siamo ancora qui! 
(Morpheus) 

Sai cosa dice quella scritta? "Conosci te stesso". Voglio confidarti un piccolo segreto: essere l'Eletto è come essere innamorato. Nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu. Te ne accorgi per istinto.
(L'Oracolo) 

Seraph: L'Oracolo ha molti nemici, dovevo essere sicuro. 
Neo: Di cosa? 
Seraph: Che tu fossi l'eletto. 
Neo: Avresti potuto chiedermelo... 
Seraph: No, non conosci bene una persona finché non ci combatti. 
Oracolo: Dolcetto? 
Neo: Tu sai già se lo accetterò vero? 
Oracolo: Se non lo sapessi bell'oracolo sarei... 
Neo: Se sai già la risposta come posso fare una scelta? 
Oracolo: Perché non sei venuto qui per fare una scelta, la scelta l'hai già fatta, sei qui per conoscere le ragioni per cui l'hai fatta. 
Trinity: So perché sei qui, Neo. So cosa stai facendo. So perché non dormi. So perché vivi da solo e perché, una notte dietro l'altra, lavori al tuo computer. Tu stai cercando lui, Morpheus. Lo so perché a suo tempo ho cercato la stessa cosa. E quando lui ha trovato me mi ha detto che non cercavo qualcosa di preciso, ma che cercavo una risposta. È la domanda il nostro chiodo fisso, Neo. È la domanda che ti ha spinto fin qui. E tu la conosci, come la conoscevo io. 
Neo: Che cos'è Matrix? 
Trinity: La risposta è intorno a te, Neo. E ti sta cercando. E presto ti troverà, se tu lo vorrai. 



Toccami... e con quella mano non toccherai nient'altro. 
(Trinity)

lunedì 3 novembre 2008

I have a dream

I Have a Dream  
(Io ho davanti a me un Sogno) 
Discorso pronunciato da Martin Luther King Washington, 
28 Agosto 1963. 

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. 
Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. 
Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. 
Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività. 
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra. 
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. 
Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. 
Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità. 
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. 
Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". 
Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. 
E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia. 
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso.
Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. 
Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. 
Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. 
Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza. 
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. 
E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. 
I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia. 
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. 
In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. 
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento.
Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. 
Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. 
Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima. 
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. 
Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. 
Non possiamo camminare da soli. 
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. 
Non possiamo tornare indietro. 
Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" 
Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia. 
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. 
Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande. 
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono: "Riservato ai bianchi". 
Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. 
No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente. 
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. 
Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. 
Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. 
Siete voi i veterani della sofferenza creativa. 
Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice. 
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. 
Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione. 
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. 
E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. 
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. 
Ho davanti a me un sogno, oggi! 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. 
E’ questa la nostra speranza. 
Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. 
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. 
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. 
Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere. 
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York. 
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania. 
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. 
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California. 
Ma non soltanto. 
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia. 
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee. 
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. 
Da ogni pendice risuoni la libertà. 
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: 
"Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente". 

domenica 2 novembre 2008

Dammi l'America

Ci siamo ubriacati di parole 
E di silenzi 
Ci siamo fumati d'impossibile 
Una storia 
Ci siamo divorati la mente 
Dilaniati 
Sognati abbracciati respinti 
Finto indifferenza 
Allontanati 
Rincorsi cercati gelosi 

Dolcezza violenza 
Coalizzati 
Seduti a un tavolino danzante
Posseduti spiriti 
Sdraiati sul taccuino in analisi 
Incubi sconci 
Scavati in viscere terracquee 
Cave di marmo e d'argilla 
Scorticate ginocchia nella corsa 
Lacere ferite da leccare 
Cerotti e baci 
Piu' nudi di quando siam nati 
Piu' dentro che fare all'amore 
Tantra viaggio astrale 
Cuccioli bambini animali 
Stagno argine mare 
Rose rosse foglie di radicchio 
L'uovo di Colombo 
O il colombo ha fatto l'uovo 
Cosa vuoi far da grande?

sabato 1 novembre 2008

Magdala

La festa di Ognissanti, nota anche come Tutti i Santi, e' una solennita' che celebra insieme la gloria e l'onore di tutti i Santi (canonizzati e non). Ognissanti e' anche una espressione rituale cristiana per invocare tutti i santi e martiri del Paradiso, noti o ignoti che siano. 
Papa Gregorio III scelse il 1° novembre come data dell'anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie 'dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo'. 

Una volta i calendari erano fatti dai nomi dei santi, oggigiorno da veline, casalinghe e calciatori. 
Nell'Italietta popolo di poeti, navigatori e santi, oggidi' si autocelebra la propria santita', virtu', saggezza, con l'aureola del martirio e vittimismo. 
Il Verbo non si divulga piu' camminando scalzi tra la povera gente, ma si converte la folla trasmettendo dalle onde medie di Radio Maria o dai megabyte di Internet. 
Anonimi beati angelici del calendario virtuale.
Santa Elisabetta che con la barchetta raccoglieva naufraghi; San Cirillo che con lo spillo trafiggeva mosche. 
Dissociandomi dal sabato del villaggio e la donzelletta vien dalla campagna, io festeggio la Maddalena, isola arcipelago in odor d'occupazione americana prima e in lottizzazione poi. 
E celebro Maria Maddalena, peccatrice penitente dal Vangelo secondo i Santi, moglie di Gesu' per i vangeli apocrifi. 
L'apocrifo Vangelo di Filippo, per esempio, racconta: 
- La compagna del Salvatore e' Maria Maddalena, Cristo la amava piu' di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca -. 
Pietro disse a Maria Maddalena: 
- Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava piu' delle altre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che tu ricordi, quelle che tu conosci, (ma) non noi; (quelle) che noi non abbiamo neppure udito -. 
Allora racconta - alla richiesta di Pietro - di aver avuto una visione del Salvatore, e riporta il suo discorso con lui: 
- Quello che a voi e' nascosto io ve lo comunichero' -.
La sua visione non fu creduta, ma Andrea replico' e disse ai fratelli: 
- Che cosa pensate di quanto lei ha detto? Io, almeno, non credo che il Salvatore abbia detto questo.
Queste dottrine, infatti, sono sicuramente delle opinioni diverse -.
Riguardo a queste stesse cose, anche Pietro replico' interrogandoli a proposito del Salvatore: 
- Ha forse egli parlato in segreto a una donna prima che a noi e non invece apertamente? Ci dobbiamo ricredere tutti e ascoltare lei? Forse egli l'ha anteposta a noi? -. 
Nel giorno di Ognissanti, amen.