
Leggo l'accorata lettera di un padre, gia' fortunato per la carriera, al figlio, altrettanto fortunato per la carriera del padre, che gli ha permesso di dedicarsi agli studi, sicuramente volenteroso ma privo, suppongo, di problemi economici.
Tutto vero comunque - in apparenza - la crisi globale l'immoralita' di un Paese, spingono i giovani ad andare lontano, emigrare, crearsi un futuro altrove.
Ma c'e' un ma.
Il giovane nel caso specifico non e' costretto a lavorare per mantenersi agli studi, puo' proseguire il suo apprendimento e specializzarsi, ed eventualmente formarsi od operare all'estero.
Pa' c'e' un ma.
Per cambiare Paese necessitano supporto economico in primis e i soldi per viaggiare, affittare un appartamento, superare l'impatto, l'adattamento dei primi tempi.
E se proprio l'avventura dovesse fallire, v'e' sempre un nido sicuro, protetto, ad attenderlo a provvedere al mantenimento.
Quindi il futuro, il merito di questo giovane, dipendono esclusivamente da lui, dalla sua capacita' d'applicazione e volonta'.
Ben diverso e' il destino - in parte gia' segnato - di chi e' figlio di operai e impiegati.
Gia' e' un miracolo se i genitori non vengono licenziati - quanti ragazzi sono costretti a lasciare la scuola superiore o a non proseguire gli studi, per motivi contingenti di sussistenza.
Ed e' uno sforzo immane - per chi ha un reddito fisso mensile di milleduecento euro al mese - acquistare libri, materiale didattico, pagare tasse scolastiche, garantire il diritto costituzionale allo studio, che grava in toto sulle spalle delle famiglie.
Ancora piu' sacrificio richiede lavorare nel periodo estivo - invece delle vacanze all'estero di scambio culturale - o addirittura per tutto il corso dell'anno scolastico, spalando montagne di gelati o sfornando pizze; sforzo titanico per gli studenti lavoratori alle scuole serali.
Oltremodo, non favorisce di certo la concentrazione e l'impegno di una giovane mente, dipendere da quei maledetti cento euro in piu' o in meno, che non fanno presagire se l'indomani il frigo sara' pieno o vuoto.
E siccome non viviamo nella famiglia del mulino bianco, i nuclei famigliari con un solo genitore, o monoreddito, oppure che vivono condizioni di disagio non rientranti nelle graduatorie dei poveri e assistiti, costituiscono un'ampia fetta nella torta della statistica italiana.
Onde per cui, la differenza tra un figlio di benestanti che emigra all'estero per lavorare e un giovane proletario, e' che il primo puo' investire in partenze e ritorni.
lunedì 30 novembre 2009
Pa' c'e' un ma
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domenica 29 novembre 2009
Possessione

Mai pensare di essere diversi dagli altri, mai arrogarsi il diritto di crederlo.
Io no, significa solo io anche.
Se non prendessi il meglio dagli altri - da me - scartando farina da crusca misere esistenze - non avrei piu' stimoli per scrivere.
Mi limito - mi fermo alle emozioni suscitate dalla vita, non m'importa come vissuta.
Se scavo in fondo alle vite - che hanno prodotto emozione - finisce l'atto creativo.
L'atto creativo - come l'atto d'amore - non ammette prosaiche pragmatiche variabili.
Posso fondermi con l'altro solo nella sua bellezza, non nella sua quotidianita'.
M'innamoro spesso di anime, raramente di corpi, alla fine d'un amore rimane puro spirito.
Preferisco un fuoco che arde che brucia e mi consuma, al fatuo cero da cimitero.
Il piu' bel gesto eroico nella storia resta l'atto d'amore.
Il solo modo per sentirmi viva e' nel rogo delle streghe.
Unicamente nel dolore - accanto alla morte - si raggiunge l'apice l'orgasmo della vita.
Voglio un amore che ogni sera mi uccida e ogni mattina mi resusciti.
Chi e' nato libero non puo' legarsi ad anelli d'amore.
Tu chiamala se vuoi, ossessione possessione.
E a chi non piace la trasmissione, puo' sempre cambiar canale.
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venerdì 27 novembre 2009
La bambina non nata

Ad ogni bambino che si sta perdendo nel bosco, che m'incute tenerezza, nonostante i miei forti potenti enzimi che assicuro, reggono il paragone con un uomo.
Siccome di solito ai miei bambini perduti racconto una favola, per ritrovarsi, affinche' si ritrovino, mi piace improvvisare una storia.
C'era una volta una bambina non nata, non e' detto che non nascera', cosi' come non e' detto che vedra' la luce del mondo.
Si rifiutava di nascere, perche' ancora sentiva buio, voleva che la sua nascita fosse accompagnata da musica, luci soffuse, carezze, e non da rumore luci al neon uno schaffo sul culo per farla piangere, e finalmente poter dire respira e' viva.
Cio' avrebbe appagato, reso tranquilli genitori parenti amici, ma lei che nasceva ribelle, resistente fragile, sicura e protetta, affacciatasi alla porta del mondo, comincio' a gridare il suo NO NO NO.
Ma nessuno l'udiva, giungeva solo un sommesso eco che gli ostetrici scambiavano per tachicardia, e la festa era gia' pronta, per accoglierla con trine merletti noccioline e cotillon.
Le noccioline si danno alle scimmie allo zoo, anzi se avessero liberta' le tirerebbero negli occhi agli umani, e la bambina non nata, che non era una scimmia, rifiuto' ogni anestesia, perche' voleva nascere dal dolore, nel dolore, poiche' solo cosi' si apprezza l'amore, quello vero sofferto sudato gridato.
E fu cosi' che decise di non nascere, scegliendo l'eutanasia, piuttosto che una lenta morte d'agonia, rimase nello scroto paterno, nell'alveo materno, rimandando non recidendo quel cordone ombelicale, da cui comunque traeva ossigeno, per non sentirsi morire ogni volta che nasceva.
Non e' una favola a lieto fine, non e' un tragico finale, e' un embrione di storia riposta nel limbo, nell'oblio, come tutte le creature non nate.
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mercoledì 25 novembre 2009
Arsenico e vecchi merletti

Leggo che vogliono implicare Google nella pubblicazione - diffusione di un video di un episodio di violenza verso un ragazzo disabile avvenuto in una scuola, per i reati di diffamazione e violazione della privacy.
Atteggiamento tipico di codesta Italietta, in nome del popolo italiano, bovino ovino pollaiolo.
Ma se non ci fosse stata Internet, si sarebbe mai venuti a conoscenza di tale squallida storia?
E - senza Internet - avrebbe mai avuto voce, e quindi possibilita' di difesa e di soccorso, questo ragazzo disabile?
Come d'uopo ci si ferma alla forma - alla cosiddetta regola norma legge - tralasciando la sostanza.
Perche' la sostanza fa male, in primis a genitori insegnanti bidelli presidi compagni di scuola, assenti - omertosi.
Dov'erano quegli operatori scolastici mentre accadeva l'abuso sopruso su un minore disabile?
Dov'erano quei genitori che - invece di educare i loro figli ai valori della solidarieta' dell'umanita' - crescevano piccoli mostri?
Probabilmente tutti a scrivere leggere su Internet, di valori.
Troppo comodo demonizzare Internet - che presenta lo specchio reale del bene e del male - e affibbiarle il riflesso della propria colpa, dolo, punizione.
Internet e' il capro espiatorio di tutti i mali del mondo, lancia bombe intelligenti su vittime inermi, froda ruba collusa concussa, inquina prove e habitat, stupra si prostituisce gratuitamente o a pagamento.
Internet quale vaso di Pandora, ove tutti non c'erano, e se c'erano dormivano, compagni sposi amanti figli genitori parenti amici colleghi, leali e fedeli, coi valori.
La sola e unica valenza resta Internet - in quanto essenza - distaccata da miserie e mediocrita' umane esistenziali, semplicemente contenitore di nettezza e d'immondizia - menzogna ipocrisia - il cui riciclaggio fa piu' male a chi lo svuota che a chi lo ripone.
Non a caso sono clandestini extra comunita' a frugare nelle viscere di Internet e del Paese reale.
Viceversa non si crea allarme sociale gridando al lupo, nei riguardi della televisione, dei telegionali informazione manipolata, dei talk show pilotati, dei reality da copione, di gratta e vinci pacchi lotterie - megagalattiche prese per i fondelli, cinicamente programmate, calcolate, legalmente promozionate dallo Stato per poi confezionare pubblicita' progresso su qualsivoglia psicopatologia, dal gioco d'azzardo alle droghe all'alcolismo alla diversita' sessuale, pro contro.
E cosi' e' il mondo vero - la stessa Internet, baci cioccolatini all'arsenico.
lunedì 23 novembre 2009
Nothing

Voglio un amore su cui palpitare
tangibile
transgenico
organismo intellettualmente modificato
uomo donna meta' perfetta
Un dio femmina
Marcos Luther Blissett
glabro
dal volto scavato nella roccia d'Irlanda
Nothing.
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domenica 22 novembre 2009
Mondo marcio

Non vedo prospettive di futuro.
Televisioni pubbliche che cianciano di canzonette dialettali, fregandosene della disoccupazione regionale e nazionale, fabbriche che chiudono in ogni luogo e italiani che riscoprono la fame e la Caritas, finalmente uguali agli immigrati.
Amministrazioni anticomuniste ma che fanno della delazione di stampo bulgaro - di vicinato - le fondamenta sulle quali reggere una comunita'.
Violenze, stupri, infanticidi, assassinii, cellule impazzite di un sistema incancrenito.
Buonismo e razzismo a oltranza, due facce della stessa medaglia.
La vita propria - degli altri - quale videogame, su cui scommettere, le nuove regole dettate non dalla saggezza dal buon senso bensi' dalla demenza, scontrini fiscali gratta e vinci, lotteria quattromila euro per vent'anni a sostituire il diritto alla pensione, sorteggio di vita o di morte - inflenzati vaccinati - come alla roulette russa.
La stagione della caccia al clandestino aperta per Natale.
Studentesse universitarie che - sulle orme di veline, escort e sull'esempio di massimi rappresentanti delle istituzioni, si gettano - la gettano - tra le braccia di professori attempati, adducendo poi pseudogiustificazioni di plagio e seduzione.
Mondo marcio, il piu' pulito ha la rogna.
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giovedì 19 novembre 2009
PA'

Forse scrivo troppo bene - con stile critico - e non fintamente sgrammaticato.
Forse non appartengo alla corte dei miracoli, lecca lecca.
Forse e' tutto un bluff.
Forse le palle servono solo ad adornare l'albero di Natale.
Ti lascio alla retorica delle tue donne Botero, seni pesanti e boccucce di rosa.
Sei un pessimo prof. e padre, sorry.
Il mio ultimo dieci per cento, con ironia.
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mercoledì 18 novembre 2009
Montagne verdi

Scendendo le scale dall'ufficio - insolitamente evitando l'ascensore - mi sono soffermata a guardare fuori dalla finestra, questa citta' cosi' triste avvolta nella foschia, talmente gravida di cemento travi gru, in eterna costruzione e non ricostruzione di se stessa.
Poi mi sono girata e ho visto Amir che pregava.
Amir e' un marocchino che da anni viene a svuotare i bidoni del riciclaggio - carta plastica lattine - inginocchiato sul pianerottolo sopra una stuoia sintetica nera, ad occhi chiusi pregava.
Non si e' voltato a guardarmi, immerso nella sua ascesi.
Stupita, il mio primo pensiero e' stato 'voglio provare anch'io di ritorno a casa'.
Ma siccome di codesti tempi moderni occidentali l'altarino e' Internet, cosi' inginocchiata virtualmente ad occhi socchiusi a digitare - volgo la mia preghiera a Dos.
Sara' che per me il tempo del noi politico, collettivo e' oramai trascorso.
Sara' che tendo piu' alla costruzione di un cosmo a due, eliminando i rumori di disturbo, cio' che distoglie il te dal me e viceversa.
Sara' che Sarah e' il nome di una ragazza araba sedicenne che accoltello' il suo padrone a cui il padre l'aveva ceduta come schiava.
Sara' che il tempo mi preme addosso, nel mezzo del cammin di nostra vita, e mentre i giovani vivono quantunque una speranza di futuro - piu' saggi abili capaci della passata generazione nel rivendicarlo - il mio destino mai s'avvera, fatue prospettive dadaiste.
Ordunque se la mia supplica giunga a quale cielo non ha rilevanza alcuna, anche Amir rimaneva concentrato solamente su se stesso, convertendomi piu' lui vivente - pregante, che un cimitero di croci cristiane, falci e martelli.
Mi affido quindi alle montagne di Maometto - paradossalmente al verde leghista della tuta di Amir, io di verde Matrix vestita - ossimoro di rinverdita speranza.
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martedì 17 novembre 2009
Game over

Caro blog,
eccoci ancora qui.
Come ai vecchi tempi, io e te.
Spente le luci, insonorizzati i rumori.
A ritrovarci, riprovarci.
Il respiro della fuga, lo switch su off/on.
Il mettersi alla prova, lo sfidarsi.
Chi vincera' la scommessa, non si sa.
Per ora, ricominciamo.
La luna bianca la luna nera, l'aura e l'oblio.
Sul piatto il jolly.
Chi perde e' perso per sempre, chi vince piglia tutto.
Game over.
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lunedì 16 novembre 2009
Io non ho fatto niente!

E' l'incipit della vita mia.
Comincio' all'asilo dalle suore, a cinque anni, odio le suore ipocrite e non cristiane, che aprivano la sala giochi solo una volta all'anno, per la foto da dare ai genitori, quel ben di Dio di giocattoli pupazzi il telefono, che come ET avrei chiamato casa, per dire portami via.
Il primo giorno d'asilo non volevo stare, allora la pedagogia famigliare funzionava cosi', una sberla e muta.
Le suore ci portavano una volta alla settimana a vedere i filmini dei santi, ma come le scimmie tiravano i capelli, ed io facevo finta di dormire trattenendo il respiro, affinche' non s'accorgessero di me.
Ce n'era una particolarmente cattiva, baffuta cicciona, una virago in tonaca che ogni spillo che conficcavo in una spugna per comporre un disegno, l'avrei conficcato in quel flaccido culone, quale rito wodoo.
Per un anno feci lo sciopero della parola e la protesta del silenzio, gia' ribelle a modo mio.
Altre sberle le pigliai perche' non volevo portare le ciabatte a mio padre di ritorno a casa, e mica ero un cane, avevo ragione io.
E le ultime a sedici anni, rientri casalinghi notturni, non stavo a fare nulla di male ne' a drogarmi, ero solo impegnata a far l'amore.
Alle scuole superiori la vicepreside si arrabbio' talmente da procurarsi un ictus cerebrale, ma non era colpa mia, bastava mantenere la calma e ascoltare recepire le sacrosante istanze dei giovani degli studenti, in pieno settantasette.
E la politica, con quella che si fumava la sigaretta dalla parte della brace, poi e' divenuta onorevole, perche' si fumava pure altro, sigari alla Clinton.
Ma anche piu' a sinistra della sinistra, ha fatto comodo finche' si sfornava il giornale di partito, dopo di che se lo si riempiva di contenuti, talvolta critici, volevano censurare, e trattandosi d'onere volontario e gratuito, la sola colpa mia fu di rimandarli al demone del gulag, giocandomi cosi' la tessera da giornalista.
Mi si gonfio' la pancia, per un figlio voluto, ma lui volle comunque partire per l'America, e al ritorno non sapeva piu' se amarmi o no, decidendo io per due, col foglio di via.
Il mio piccino non stava bene, mia madre stava morendo, a scuola non andava e gli tirai i capelli, come le suore cattive, poi ho capito che la cattiva era la maestra, lo salvai da quell'inferno, ma non salvai la mia immagine di buona mamma.
Ritornai in seguito con l'Amerigo, caravella per anni una e trina la Nina la Pinta e la Santa Maria.
Sebbene nulla facessi di sbagliato, e la sola cosa giusta ossia un'altra piccina desiderata, fece lui per me, trascinandomi in un gorgo che risucchio' benessere casa fiducia stima amore.
Quantunque m'innamorassi non lo tradii, anzi lo informai, mai nessun uomo mi sfioro' finche' rimasi sposa.
Mi ricambio' seminando veleno coi figli cogli amici, il tempo rese pariglia.
Per gli affari credo d'essere negata da sempre, non e' colpa mia, faccio parte di quei pochi fessi che ancora credono all'onesta' altrui, e difatti mi son persa tutto, in un Paese in cui i tribunali danno ragione ai loschi ai furbi giammai ai retti.
L'amore mi ha lasciato, io non ho fatto nulla per fermarlo, e nulla c'era da fare, l'amore deve essere libero arbitrio.
Cosi' altrettanto nulla feci per tenermi uomini diversi, di cui tutto sommato non m'importava niente.
Gli amici c'ho provato, pero' chi lo sa chi e' sincero leale chi traditore infame omertoso chi disinteressato non opportunista, chi invidioso calunniatore chi ti vuole usare manipolare, chi ti vuole ancora una volta censurare, chi invece davvero ti vuol bene.
Io non ho fatto niente, e niente continuo a fare.
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